NEWS DEL 6 marzo 2017

70 anni d’illuminazione: dalla Brianza all’export internazionale

Carlo Panzeri iniziò nell’officina sotto casa, oggi le lampade col suo nome sono vendute in 60 paesi.

irene-carlo-panzeri-70Per quelli della classe 1925, la chiamata alle armi per la Seconda Guerra mondiale era più una certezza che una possibilità. Ma l’abilità di Carlo Panzeri in officina era tale che l’azienda tedesca per cui lavorava agli inizi degli anni ‘40 non volle rinunciarvi e fece in modo che non partisse soldato. Possiamo perciò affermare che la sua bravura professionale gli salvò la vita.

Fu quindi destino. Il lavoro salvò Carlo dalla guerra e il lavoro fu, come per molti brianzoli, la sua vita.

Gli inizi: i componenti per lampadari.

L’abilità nella meccanica la affinò grazie alla passione per le biciclette e le moto, le sue prime passioni. Carlo diventò molto bravo a tradurre in realtà concrete le sue idee e quelle degli altri. Fin da giovanissimo si rivelò un ottimo supporto per le aziende di altri, come quella di Eugenio Rossini.

Carlo-Panzeri-schizzi-70Rossini veniva spesso da noi la sera.”, racconta Irene, moglie di Carlo, “Lui e mio marito si mettevano lì a discutere di nuovi progetti da realizzare. Disegnavano schizzi su qualsiasi cosa: foglietti, buste, pezzi di carta. Si scambiavano opinioni e alla fine Carlo realizzava i prototipi, ma anche gli stampi, perché la visione era sempre rivolta in avanti, alla produzione, non solo al disegno di nuove lampade.”

Proprio per questo Il passaggio da fornitore di componenti per lampadari al lavoro in proprio non fu difficile. Carlo sapeva realizzare anche le macchine che servivano alla produzione e a poco a poco arrivò a costruirsi una propria azienda. “Però lui era più bravo a produrre, ero più io ad avere lo spirito imprenditoriale” commenta Irene.

Tanto lavoro e tanti sacrifici.

Gli inizi furono difficili, i soldi erano pochi e per consegnare i lavori serviva un automobile. Era un lusso per quei tempi, ma era anche un vero e proprio bene strumentale per un’azienda come la loro. Dalla Brianza a Milano non ci sono molti chilometri, ma allora sembravano molti di più per le condizioni delle strade e le poche possibilità economiche. “Con molta fatica, comprammo una Topolino vecchia e scassata ma, almeno per un po’, fece il suo dovere” racconta Irene.

Carlo-Panzeri-prima-auto-70La Topolino diventò presto troppo piccola e con altri grossi sacrifici (“Investii anche la liquidazione del mio precedente lavoro” ricorda Irene) i Panzeri riuscirono a comprare una Giardinetta. Tanta fatica, ma il lavoro portò negli anni grandi frutti: arrivò l’acquisto del primo terreno (1961), poi la costruzione del primo capannone (1963). Per venticinque anni, passo dopo passo servì sempre più spazio, così anche i terreni adiacenti furono acquistati per garantire un comodo ampliamento della fabbrica.

Lavoro e casa erano legati a doppio filo, i Panzeri infatti abitavano sopra l’officina della prima e storica sede dell’azienda. “Spesso lavoravamo anche il sabato e la domenica. Se Carlo aveva qualche idea in testa, scendeva in officina anche a Natale!” dice Irene.

I brevetti e le prime lampade.

L’inventiva e l’estrema conoscenza dei componenti meccanici permisero a CCarlo-Panzeri-primo-brevetto-70arlo Panzeri di registrare anche dei propri brevetti. Come nel caso di un particolare ‘sali e scendi’ per lampadari. “Ci costò una causa con un’azienda italiana”, ricorda Irene, “Ci accusarono di aver copiato da loro. Vincemmo noi, anche grazie a una verifica internazionale sul mercato americano. Comunque il nostro modello, in metallo, funzionava molto meglio del loro…”.
Dopo essere stati stimati fornitori di aziende come Rossini, Marinoni ed Elettrovolta, ecco la prima lampada prodotta interamente nella propria fabbrica, la T100, negli anni ‘70. Fu solo la prima di una lunga serie.

Lampade e lampadari di produzione propria accanto a quelle di altri marchi: fu questa la formula con cui Panzeri aprì una sua anima commerciale. ‘Antares’ era il negozio diretto dal primo figlio coinvolto in azienda, Norberto. La produzione la mandava avanti il secondogenito, Enzo, quello che più di tutti assomiglia a papà Carlo per via della sua abilità manuale.

I quindici anni di Antares sono stati propedeutici a quello che oggi è la Panzeri Carlo Srl, con la prima vera esperienza di commercializzazione diretta dei prodotti e la personalizzazione degli stessi su richiesta dei clienti.

La seconda generazione: i figli in azienda.

Tutti i figli di Carlo e Irene lavorano oggi in azienda. Irene spiega così la gestione del passaggio generazionale: “Ho voluto che studiassero tutti e poi li ho lasciati liberi di scegliere. Potevano lavorare nell’azienda di famiglia o scegliere un’altra strada. Ma ho ricordato loro che fuori da qui, sarebbero stati delle persone come le altre, qui invece potevano essere protagonisti e portare avanti una cosa loro”.

Norberto e Simonetta Panzeri, dopo gli studi all’università Bocconi, oggi si occupano rispettivamente della Ricerca e Sviluppo e della parte Finanziaria e di Bilancio. Enzo Panzeri, dopo studi di architettura, è entrato in officina ed è quello che più ha seguito da vicino le orme del padre. Tra padre e figlio ci furono all’inizio gli inevitabili contrasti generazionali. Irene ricorda come il marito ogni tanto borbottava: “’Quando mancherò io in questa officina’… Ma oggi sarebbe fiero di vedere come i prodotti realizzati in questa fabbrica vengano venduti in tutto il mondo e come Enzo abbia anche ricevuto dei premi per il suo lavoro”.

Se chiediamo a Irene qual è la lampada della produzione che le piace di più, lei risponde indicando proprio quella disegnata dal figlio, quella che ha ricevuto diversi premi di prestigio. “Jackie! È sicuramente molto bella, sarebbe piaciuta anche a Carlo” ma orgogliosa aggiunge che “molte delle lampade che abbiamo realizzato ai nostri tempi sono belle ancora oggi, sono senza tempo”.

Internazionalizzazione e terza generazione.

irene-panzeri-azienda-storica-70Irene Panzeri ha oggi 85 anni ma non ha certo smesso di vivere l’azienda. Ancora oggi la si può trovare in officina, lei stessa impegnata in qualche lavoretto accanto agli operai. Avrebbe mai pensato di vedere un giorno una filiale Panzeri all’estero, come successo alla fine del 2016? “Assolutamente no, il nostro mondo era qui in Brianza, Milano già ci sembrava lontana. Comunque che freddo a Monaco! Ma non mi fermo qui, tra poco andrò anche negli Stati Uniti”. Irene infatti vuole presenziare alla cerimonia per la consegna della laurea di uno dei suoi nipoti alla Columbia University e lo dice col solito grande orgoglio di quando parla dei suoi familiari.

Dopo aver aperto la strada ai figli, ora sta provando ad affascinare con l’illuminazione Made in Brianza anche la terza generazione di Panzeri. “Federico (figlio di Norberto) è già in azienda. Dove lavorava in precedenza se lo sono fatto scappare e lo rivorrebbero indietro, ma ormai è troppo tardi. È molto ben inserito in azienda e si occupa dei mercati esteri”.

Dopo aver conosciuto la signora Irene, c’è da scommettere che Federico non sarà l’ultimo Panzeri ad entrare in azienda.